“Indossare la mascherina è galateo sociale”. Parla Adrian Cheng, miliardario di Hong Kong ambasciatore della cultura italiana

Adrian Cheng al K11 MUSEA (Credits: NWD)

Miliardario, collezionista d’arte e filantropo, Adrian Cheng è un amico dell’Italia. Il giovane imprenditore che gestisce un impero da $76 miliardi ha deciso di sostenere il nostro Paese nei giorni più bui della pandemia. Quarant’anni e una laurea ad Harvard, è a capo di New World Development (NWD), un gruppo che investe in proprietà, infrastrutture, centri commerciali, alberghi, cliniche e istruzione. Fondatore di K11, l’innovativo concept di museo-retail che espone opere d’arte nei centri commerciali, combina sapientemente il business alla cultura. Dai numerosi progetti con brand e designer italiani agli investimenti a Venezia e Montalcino con il gruppo Rosewood Hotels, Adrian è un sostenitore del patrimonio culturale italiano. Durante l’intervista, indossa la mascherina – rigorosamente di design – che il suo gruppo ha prodotto durante l’emergenza sanitaria e donato a molti Paesi, tra cui l’Italia. Un gesto di #AmoreSenzaConfini, come ha chiamato la sua iniziativa.

Qual è stata la sua risposta all’emergenza COVID-19?

Quando l’emergenza COVID-19 ha colpito, abbiamo pensato di sostenere la comunità in un modo nuovo. La mia generazione di imprenditori vede la filantropia come un gesto diretto e spontaneo. Le ONG locali hanno segnalato il bisogno di mascherine: allora perché non produrle, anziché donare risorse per acquistarle? In due mesi ho organizzato un team, individuato gli impianti di produzione e procurato macchinari e materiali da tutto il mondo. Ho voluto dare un tocco di design alle nostre mascherine, scegliendo quattro stili e colori che le rendessero accattivanti. Oggi siamo in grado di produrre fino a 7 milioni di mascherine monouso al mese e, a regime, possiamo raggiungere oltre un milione di fruitori. Volevamo essere originali anche nella distribuzione e abbiamo lanciato l’iniziativa “Mask To Go”, inserendo le mascherine in distributori automatici sparsi per la città. I cittadini bisognosi possono ritirarle autonomamente con un codice QR. È il semplice principio che chi ha bisogno può prendere, senza dover necessariamente chiedere. Un modo diverso di fare filantropia, dal volto più umano.

Come hanno reagito gli asiatici alla crisi sanitaria rispetto agli europei?

La differenza principale sta nell’atteggiamento verso l’uso di mascherine. A Hong Kong, il 98,8% della popolazione ha iniziato volontariamente ad indossarle prima ancora che le autorità lo richiedessero. È una forma di galateo sociale: chi non indossa una maschera manca di rispetto agli altri cittadini. Gli europei invece sembrano riluttanti. Ho notato tuttavia più disponibilità ad indossare le mascherine se queste vengono personalizzate, come una sorta di accessorio moda. Un accessorio che può salvarci la vita. Spero che maschere dall’aspetto più artistico ne incoraggino sempre di più l’uso anche in Europa. Noi abbiamo donato molte delle mascherine che abbiamo prodotto all’Italia.

Perché donare mascherine all’Italia?

Sono molto legato all’Italia e il mio gruppo NWD collabora con molti marchi di moda, artisti, designer e venditori italiani. La ragione alla base del gesto però è stata l’amicizia. I miei amici italiani ed europei avevano bisogno di mascherine per i loro collaboratori o la loro comunità. Così è nato #LoveWithoutBorders, ossia “amore senza confini”. Abbiamo lavorato efficacemente con il Console Generale d’Italia a Hong Kong, Clemente Contestabile, per spedire maschere pronte per l’uso al nostro Paese. In tutto ne abbiamo donate più di 2,5 milioni tra Italia, Francia, Regno Unito e Corea del Sud e altre 500 mila all’UNICEF per bambini e soggetti vulnerabili.

In che modo il coronavirus influenzerà i settori dell’ospitalità e del retail?

L’unica certezza del domani è una persistente incertezza. Mi aspetto cambiamenti significativi nel modo in cui viaggiamo. Oggi nessuno ci sa dire se ci sarà un COVID-21, 22, o qualcos’altro. Nel nostro business alberghiero, la sanificazione influenzerà sempre di più le scelte dei viaggiatori. Questi si proteggeranno da quarantena e misure restrittive anche preferendo le brevi distanze, rendendo il turismo più localizzato. Nel mondo del retail invece i cicli di vita dei prodotti si accorceranno ulteriormente. Il nostro team di ricerca monitora costantemente Millennial e Gen Z, ossia i nati tra il 1980 e gli anni 2000, per decodificarne il modello di consumo (link al report). Questo segmento di consumatori in Cina conta 566 milioni di individui, più dell’intera popolazione dell’Unione Europea. Durante la pandemia e l’isolamento, i giovani consumatori hanno reagito ancora più rapidamente alle nuove tendenze, perciò prodotti e innovazioni devono costantemente adattarsi. Questo spiega i miei sforzi per rinnovare il nostro modello di business.

Qual è la sua visione futura per il gruppo NWD?

Non ho ereditato un gruppo con 50 anni di storia per conservarlo così com’è. Lo sto rivoluzionando e modernizzando seguendo le mie passioni per arte, cultura e sostenibilità. Da maggio sono ceo del gruppo che comprende NWS Holdings, il braccio cinese New World China Land, il leader mondiale nella gioielleria Chow Tai Fook con $8 miliardi di fatturato e 2.400 negozi, oltre alla proprietà…


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